Parlo spesso di come il primo obiettivo di una buona preparazione atletica debba essere la riduzione degli infortuni, prima in allenamento e poi durante la competizione. E non a caso sottolineo riduzione e non prevenzione, perché questo non è oggettivamente possibile.

Capita, quindi, che un atleta si infortuni e che gioco forza debba osservare un periodo di inattività. Dopo la prima parte di diagnosi affidata al medico ed un periodo di cure, ecco che si presenta una fase molto delicata, quella del recupero funzionale prima e della riatletizzazione poi.

Il primo fondamentale passo da compiere è quello di capire perché l’atleta si è infortunato e se l’infortunio, di natura traumatica o meno, sia dovuto a carenze atletiche di base. Nel calcio, ad esempio, vediamo che la maggior parte degli infortuni muscolari sono a carico dei femorali e degli adduttori, muscoli spesso sottovalutati durante la preparazione atletica a scapito dei quadricipiti, che hanno invece una funzione di stabilità e di azione frenante fondamentali.

La rieducazione funzionale dovrà quindi tener presente questa valutazione e lavorare sul recupero del gesto motorio integrando le particolarità funzionali mancanti che hanno causato l’infortunio. Una volta che il gesto motorio è ripristinato bisogna riportare l’atleta all’efficienza pre-infortunio. Molto spesso, nelle attività amatoriali, l’atleta viene reintegrato subito in gruppo, svolgendo l’allenamento in forma completa adattandolo ai propri ritmi e alle capacità attuali. Va da se che, oltre ad avere un rischio di recidiva elevato, questo metodo è assolutamente inefficace e talvolta controproducente.

L’atleta infortunato è provato anche a livello psicologico, oltre che fisico. Deve stare a riposo per un periodo, fare riabilitazione individuale e una volta reinserito in gruppo troppo presto non si sentirà all’altezza dei compagni e ne ricaverà solo frustrazione, oltre che ad allungare di molto i tempi di recupero. Fondamentale è quindi un lavoro individualizzato, volto alla riatletizzazione completa, cioè al ripristino delle capacità condizionali di base: resistenza, forza e velocità.

In questo percorso si dovrà tenere conto delle limitazioni che il recupero dell’infortunio comporta ed utilizzare metodiche di allenamento in grado di sopperire a questo deficit. Solo una volta completato questo passaggio l’atleta sarà in grado di rientrare, perfettamente performante, nel sistema squadra e poter riprendere l’attività agonistica senza remore e con un alta possiblità di non ricadere nell’infortunio. 

 

Matteo Lucii

Sport Academy Mugello

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